Qui trovi le 23 parole dei conti pubblici che incontri sul sito, ognuna spiegata in due righe secondo l’uso di una fonte ufficiale: il glossario della Ragioneria Generale dello Stato, Eurostat, ISTAT, la Banca d’Italia e le altre elencate in fondo. Per ogni parola, le pagine del sito dove la usiamo. Per 4 di queste c’è anche un esempio da toccare, con i numeri delle fonti ufficiali.
Il bilancio dello Stato
Previsione definitiva
Nelle fonti: previsione definitiva di competenza
Il bilancio dello Stato come risulta a fine anno: la legge di bilancio più le modifiche decise durante l’anno. Per le spese è un tetto, per le entrate una stima: sul sito sono le «spese autorizzate» e le «entrate previste», non soldi già pagati o incassati.
Entrate finali meno spese finali, cioè senza i prestiti che lo Stato accende o rimborsa. Quando è negativo il sito lo chiama «da finanziare»: la parte delle spese autorizzate non coperta dalle entrate previste, che non è automaticamente nuovo debito.
Una delle grandi voci in cui il bilancio dello Stato divide la spesa secondo lo scopo: istruzione, difesa, pensioni, debito. Sul sito i nomi delle missioni sono riscritti in italiano corrente; quello ufficiale compare quando apri la voce.
Il primo passo di una spesa: lo Stato si obbliga a pagare una somma, per esempio con un contratto, entro il limite autorizzato. Se a fine anno non è ancora pagata, resta fra i residui (spese impegnate e non pagate: un debito dello Stato).
I soldi usciti davvero dalle casse dello Stato. Il «pagato nell’anno» del sito riguarda le spese di quell’anno; quanto si paga sui residui (impegni degli anni precedenti non ancora saldati) è indicato a parte.
Il primo passo di un’entrata: lo Stato stabilisce che una somma gli è dovuta, da chi e per quanto. È il diritto a incassare maturato nell’anno, non ancora l’incasso, e può superare la previsione.
Il secondo passo: la somma accertata viene incassata davvero. Quello che resta da riscuotere non è per forza evasione: contano i tempi e le regole con cui si registrano le entrate.
L’ultimo passo: i soldi riscossi arrivano in Tesoreria, il conto dello Stato presso la Banca d’Italia. Fra riscosso e versato c’è quello che è già stato incassato ma è ancora per strada.
L’imposta sul reddito delle persone fisiche, la principale imposta sui redditi individuali. Si paga a scaglioni su stipendi, pensioni e altri redditi: l’aliquota più alta vale solo per la parte di reddito sopra ogni soglia.
Una fascia di reddito con la sua aliquota IRPEF, che vale solo per la parte di reddito dentro quella fascia. Dal 2026: 23% fino a 28.000 €, 33% da 28.000 € a 50.000 €, 43% oltre 50.000 €.
I soldi che lavoratori, datori di lavoro e autonomi versano per pensioni e altre tutele, come malattia e disoccupazione. Vanno agli enti di previdenza come l’INPS, non al bilancio dello Stato, ma contano nella pressione fiscale.
Tutte le tasse e i contributi sociali incassati in un anno dalle amministrazioni pubbliche, divisi per il PIL. Dice quanta parte del reddito del paese passa dal fisco, non quanto paga una singola persona.
Quanto un territorio versa in tasse e contributi meno quanto riceve in spesa pubblica, nello stesso anno. I Conti Pubblici Territoriali pubblicano entrate e spese per regione; la differenza la calcola il portale.
Quanto le amministrazioni pubbliche (Stato, enti locali, enti di previdenza) devono ancora restituire a chi ha prestato loro i soldi, senza contare i prestiti fra di loro. È il debito misurato con le regole europee, spesso in rapporto al PIL.
Il costo dei prestiti: quello che lo Stato paga ogni anno a chi possiede i suoi titoli, come BTP e BOT, oltre a restituire la somma alla scadenza. È una spesa che non paga né servizi né investimenti.
Il prodotto interno lordo: il valore di tutti i beni e servizi prodotti in un paese in un anno. Serve da metro per confrontare debito e tasse fra paesi e fra anni diversi.
La crescita dei prezzi nel tempo: con gli stessi euro si comprano meno cose. Il sito la misura con l’indice ISTAT dei prezzi al consumo (NIC), che segue il paniere medio delle famiglie italiane.
Il pulsante «Rivalutato a oggi» riporta le cifre degli anni passati al valore dell’ultimo anno con l’indice ISTAT dei prezzi, per confrontare anni lontani. È un calcolo del portale: il dato della fonte resta quello «Come pubblicato».
Occupato è chi nella settimana dell’indagine ha lavorato almeno un’ora, o aveva un lavoro da cui era solo assente; disoccupato chi non lavora, cerca e potrebbe cominciare entro due settimane; inattivo chi non è né l’uno né l’altro.
Il totale diviso per il numero di famiglie, o di persone. Bastano pochi patrimoni molto grandi per tirarla su: per questo, con la ricchezza, la media sta molto sopra la mediana.
Il valore della famiglia di mezzo: se metti in fila tutte le famiglie dalla meno ricca alla più ricca, metà sta sotto e metà sta sopra. Non cambia se i più ricchi diventano ancora più ricchi.
Un decimo delle famiglie, messe in fila dalla meno alla più ricca: il primo decile è il 10% meno ricco, il decimo il 10% più ricco. Le soglie dicono quanto possiede la famiglia al confine fra un decile e l’altro.
Tutto quello che una famiglia possiede, cioè case al valore di mercato, conti, titoli e quote di imprese, meno mutui e altri debiti. Sul sito si chiama anche patrimonio netto.
Le definizioni sono scritte dal portale, in parole semplici: non sono citazioni. Ognuna segue l’uso che della parola fa una fonte ufficiale, e il collegamento porta alla sua pagina.
Gli esempi usano gli stessi dati delle altre pagine: l’indice ISTAT dei prezzi, i conti distributivi della Banca d’Italia, il rendiconto dello Stato su BDAP e gli scaglioni IRPEF della pagina «Le mie tasse». Ogni calcolo del portale è indicato come tale accanto al numero.